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UNO SPAZIO DI FOTOGRAFIA

6-01-2026  FADE TO GREY 2 ed.- Laboratorio e mostra con le studentesse

 e gli studenti del liceo artistico Orsoline di Milano

19-12- 2025 - PHOTOCLUB - personale di Renzo Carboni

 

26-09-2025 AUTOCHROME - personale di Dario Lorenzato

 

08-05-2025 LE QUATTRO DIMENSIONI DELLA LUCE - personale di Denis

Guzzo

 

16-04-2025 PASTORIZIA FOTOMECCANICA - personale di Alessandro Borghini

 

17-01-2025 FADE TO GREY 1 ed.- Laboratorio e mostra con le studentesse

 e gli studenti del liceo artistico Orsoline di Milano

 

01-11-2024  PARTIMMO CANTANDO,DIECI FOTO FELICI -  di Fratelli Calgaro

 

21-09-2024 PIACE A PATRICK - personale di Luca Raffaello 

 

13-09-2024  INAUGURAZIONE dello Studio Santa Veronica  con la musica di Paul Christian

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La fotografia analogica richiede un’azione preventiva: prima di uno scatto, l’immagine va pensata per evitare un dispendio di energie e materiali. Questa è la sostanziale differenza con il mezzo digitale. Riflettere, prima di un’azione di questo tipo, comporta mettere in campo una certa forma di immaginazione che ci aiuterà a organizzare l’immagine che andremo a fissare, ma non precluderà la sorpresa e la magia che avremo nel momento in cui la stamperemo. Oggi abbiamo a disposizione gli smartphone con cui catturiamo in continuazione immagini, facendo indigestione di contenuti che rischiano di essere deprivati di senso ma l’uso del mezzo analogico ci aiuta ad ascoltarci e ad aspettare che la nostra coscienza ci raggiunga e ci porti a riflettere sulla preziosità dell’ imperfezione, come germe dell’evoluzione. 

 

Vanni Cuoghi

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Ho incontrato Renzo Carboni  a Mirafiori, Torino. Renzo mi attende al nono piano di un grande caseggiato, indossa una t shirt  con una frase di Bertold Brecht che dice “Bisogna costruire la Fotografia”. Abbiam fatto  due chiacchere sprofondati in un appartamento incorniciato da foto in bianco e nero che portano in una piccola stanza, quasi un ripostiglio, la sua camera oscura e il suo grande archivio. Mi piace molto questo suo progetto che abbraccia quasi una vita intera: la fabbrica, quella dura, quella della fonderia e delle lamiere per auto, gli scioperi, la lotta per il salario, una città congelata che guarda muta e non capisce. Poi gli anni del riflusso, della famiglia, della deindustrializzazione, gli anni dell’ognuno a casa sua, le serate davanti alla televisione. Il tutto tenuto assieme dalla delicata emulsione  d’argento: la fotografia come strumento di lotta sociale e di denuncia, ma anche come  riscatto personale, una terapia per lui ancora valida.

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Denis Guzzo  ne  ‘Le quattro dimensioni della luce’ presenta stampe di grande formato che interagiscono con la perfezione di quattro solidi platonici.

 

Le tre dimensioni dello spazio cartesiano si completano qui con una quarta dimensione: quella dell’apporto specifico del concetto di tempo fermato e fissato dalla fotografia su una superfice definita, che diventa il collante della molteplicità del paesaggio.

DOCUMENTAZIONE MOSTRA

STUDIO SANTA VERONICA TORINO -AUTOCRHOME - DARIO LORENZATOes card autochrome 15x10 1000PX.

2025.09

Mio padre, Dario, è nato a Dueville (Vicenza) nel 1940, in una famiglia di fornai.
La sua vita è stata lavoro, sacrificio, mani sporche di farina e giornate che cominciavano prima dell’alba.
Eppure, tra le pieghe di quella vita dura, è riuscito a coltivare due grandi passioni: i motori e la fotografia. Per dieci anni, dal 1963 al 1973, ha corso in salita nelle gare locali, con il cuore leggero di chi sa che la domenica può essere libertà.
Quando ha smesso di correre, è diventato spettatore, ma non si è mai limitato a guardare la pista. Portava sempre con sé la sua Minolta SR-T 101 e scattava.
Non fotografava le auto o le moto: si voltava e raccontava ciò che stava attorno.
I tifosi sulle tribune, le famiglie con i panini nello zaino, i volti prima della partenza, i box che odoravano di benzina e di attesa.
Un universo di persone che vivevano per le corse, per la passione, per l’adrenalina condivisa.

Fabio Lorenzato

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Nelle fotografie di Alessandro Borgini  si avverte una fatica antica, nel suo camminare una sorta di esodo verso la libertà che ci spetta, nella macchina fotografica il suo bastone.

 

Alessandro ama aggiustare e scattare in analogico con vecchie fotocamere, trovando nell’imperfezione della fotografia ai sali d’argento il proprio mondo.

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Venerdì mattina la 5F del Liceo Artistico Orsoline di Milano è approdata a Torino ed è venuta nello Studio Santa Veronica.  I ragazzi hanno fotografato per la prima volta con delle macchine fotografiche analogiche.

 

Sono andati in giro per il quartiere, oppure si sono fermati In studio a ritrarre i compagni. Vi siete chiusi in camera oscura e avete sviluppato i negativi. Poi avete iniziato a stampare su carta. La mostra ha inaugurato e, un po’ per volta, le foto, ancora bagnate, uscivano una ad una dalla camera oscura e trovavano il loro posto alle pareti insieme alle prove su carta. I ragazzi le tenevano sugli angoli, proprio come Santa Veronica avrebbe tenuto il Sacro Mandillo.

 

La mostra si è composta magicamente durante le ore dell’inaugurazione. É stata una bellissima festa e voglio ringraziare tutti gli amici che sono venuti a trovarci.

 

Vanni Cuoghi

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Queste dieci foto vogliono essere dieci foto felici, quasi delle canzoni che ci parlano di momenti che hanno rappresentato una piena unione con il tutto, racchiudono un atteggiamento di stupore verso il mondo , un elogio all’ infanzia che ci accompagna per tutta la vita.


Ecco quindi le discese nei prati, i tuffi nel blu, i papaveri che sorridono ostinatamente.

Beppe Calgaro

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Luca Raffaello  per la sua mostra  ha scelto tra tutti i lavori e solo quelli che, pubblicati su Facebook, avevano avuto pochissimi like, un modesto consenso ma primo fra tutti quello del fotografo francese Patrick Cariou.

 

Sabato 21 settembre alle 17, Luca ha presentato il suo “Piace a Patrick”, un viaggio fotografico fatto in luoghi lontani e scattato interamente in pellicola.

 

Non ci sono gattini, non ci sono tramonti, ma un mondo che non c’e' più o che, semplicemente, non riusciamo più a vedere. Piacere a chi ci piace è forse l'unico atteggiamento che possiamo avere oggi.

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13-09-2024  INAUGURAZIONE dello Studio Santa Veronica  con la musica di Paul Christian

Ho sempre sognato un rifugio per i fotografi, uno studio dove poter fare una fotografia analogica, scattare in pellicola, stampare e mostrare infine le immagini dal vero. La fotografia, con l'avvento dei socials, ha perso progressivamente i propri luoghi di incontro e rincorrendo l'algoritmo ed il consenso, pure il proprio sguardo 'diverso' sul mondo. Santa Veronica, patrona della fotografia, diventa così il mio studio a Torino.

Beppe Calgaro

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